'68. Eravamo ubriachi di politica, musica, libertà, voglia di incidere, di dire la nostra. Esaltati al punto di convincerci che potevamo cambiare il mondo.
Eravamo i figli del boom economico. I primi a sperimentare la democrazia, a frequentare l'università liberamente, ad avere molteplici possibilità di scelta per la nostra vita, a gustare il sapore della protesta, i primi a nuotare nella consapevolezza dell'importanza della democrazia dopo vent'anni di dittatura, di autarchia economica e culturale, che costringeva quelli venuti prima di noi a riferirsi a louis armstrong come a Luigi Fortebraccio. Noi, per contro, eravamo bombardati e sommersi da tutto ciò che era stato proibito fino a pochi anni prima. Avevamo nuova musica, americana, inglese, la letteratura americana che arrivava tutta in una volta dopo trent'anni di oscuramento, John Steinbeck, jack Kerouac, la beat generation, Sartre, Nanda Pivano, il gruppo 63, la ventata di libertà e contestazione che veniva dall'America. Eravamo ubriachi di politica, musica, libertà, voglia di incidere, di dire la nostra. Esaltati al punto di convin...