Il localismo amorale a Castelvetrano
Da dove viene il costume sociale tipico del meridione che ti fa vedere i tuoi diritti sociali come favori da chiedere a qualcuno? Da noi in Sicilia, ci si rivolge sempre a qualcuno per essere favoriti nell'evitare la fila all'ospedale o per un posto in banca. Prima, ma anche adesso, ci si rivolgeva al capo mafia per una raccomandazione a scuola presso il preside o per non essere infastidito da qualcuno.
Adesso il capo mafioso si occupa un po' meno di queste cose e il cittadino ha perpetuato l'abitudine di chiedere al politico di turno.
Persino gli stessi politici locali, quando si trovano alle prese con un problema che loro non sono in grado di risolvere si rivolgono ai loro referenti politici che stanno un gradino più su, alla regione o al ministro. Questa non è politica. La politica del "tu non conosci nessuno alla regione" è figlia della nostra storia di popolo dominato sempre da potenze straniere, lontane o assenti.
È figlia della mafia feudale e, più recentemente del clientelismo democristiano e in Sicilia della supplica al notabile locale, mafioso o no. Ma tu lu canusci a don Cìcciu? Il capomafia locale fungeva da agenzia di servizi primordiale (risolveva controversie, trovava occupazione, faceva pressioni sui presidi).
Quel ruolo di mediazione è stato assorbito e monopolizzato dalla classe politica.
Questa non è politica. È il diritto a un ospedale per tutti ed efficiente visto come un favore da chiedere ai "notabili", agli "onorevoli". Di qui l'appello del sindaco a unire tutte le suppliche insieme in modo da chiedere il favore con più forza.
Questo approccio dimostra che anche i nostri amministratori sono intrappolati nella stessa mentalità clientelare dei cittadini.
Non concepiscono la politica come l'esercizio di una forza contrattuale collettiva e programmatica, ma come una questione di anticamera.Pensano che i problemi strutturali di un territorio si risolvano andando a "chiedere l'elemosina" o "bussando alla porta" del ministro o dell'assessore amico.
Questa è una rozza concezione della politica, figlia di un localismo amorale che conosciamo fin troppo bene.
È la stessa politica che ci ha portato in regalo quel mostro che è la lega di Salvini. Un localismo che si allarga a cerchi concentrici e che, partendo dall'io e dalla famiglia, si estende al clan, al campanile fino alla regione, al nord e sud. "Prima la Padania", "prima la Sicilia", "prima l'Italia".
Di fronte alla politica dichiarata della destra di favorire sempre i privati e contraria a che lo Stato si occupi d'altro che non sia la difesa e l'ordine pubblico e alla implementazione di questa politica di togliere sempre di più alla sanità pubblica e dare sempre di più a quella privata, le amministrazioni dei piccoli comuni che hanno subito, tutti, una falcidia di reparti, posti letto e finanziamenti, invece di lottare per una seria e strutturata politica contraria a questa riducono il loro impegno a una lotta tra campanili.
"Perché hanno tolto pediatria a Castelvetrano e l'hanno data a Mazara?
Cos'ha Mazara in più"
E questo scientemente per distrarre l'attenzione dalla reale causa della distruzione della sanità.
La politica della destra.
Questa conflittualità orizzontale è estremamente funzionale per i decisori politici regionali e nazionali: finché i sindaci e i cittadini si fanno la guerra tra loro per contendersi un reparto di pediatria rimasto, nessuno metterà mai in discussione il Piano Sanitario Regionale complessivo o i finanziamenti complessivi alla sanità.
Quindi si lotta solo per il proprio ospedale perdendo di vista il quadro generale che vede tutti gli ospedali di tutte le città colpite dalla stessa sorte.
Ed ecco quello che dice: "Castelvetrano è geograficamente al centro di un territorio, la Valle del Belice, per cui meriterebbe di essere scelto come hub per soddisfare i bisogni di una moltitudine di paesi, che, sennò, dovrebbero contare su Mazara, più distante". Ma ogni città è geograficamente al centro di un vasto territorio! Insomma una lotta che dura da un decennio e che non ha portato nessun miglioramento o cambiamento di rotta. E allora c'è il sindaco che si appella alla classe dirigente di un paesotto come Castelvetrano perché tutti insieme e ognuno, mettano a disposizione della città i propri riferimenti politici alla regione e si facciano alfieri della battaglia per l'ospedale Vittorio Emanuele.
Immaginatevi se ogni comune facesse la stessa cosa appellandosi alla classe dirigente perché metta in gioco i suoi referenti alla regione! Un caos tremendo. Quei poveri onorevoli tirati per la giacca da quel comune o l'altro. Ed è effettivamente questo che succede. Mazara o Marsala o Caltagirone o Messina, che hanno tutte lo stesso problema di ridimensionamento finanziario e strutturale, stanno facendo la stessa identica cosa.
Non è che l'ha inventata Giovanni Lentini la politica clientelare. E infatti il risultato sarebbe, se davvero si volessero fare dei favoritismi per quel comune o l'altro, che vincerebbero quei comuni più popolati, con una più numerosa classe dirigente e quindi già più rappresentati all'assemblea. Non certo Castelvetrano che non ha nemmeno un eletto.
Il sindaco dice: "dov'è la classe dirigente di questo paese, dove sono i medici, i professionisti, gli intellettuali di questa citta?
Forse ho vissuto la mia vita in un mondo così piccolo e angusto che non sapevo che i medici avessero dei referenti politici, a parte gli ospedalieri che costruiscono la loro carriera con la politica e sono ben contenti di questa situazione perché primari e specialisti hanno così la possibilità di lavorare sia per il pubblico che per il privato dove, peraltro, guadagnano anche di più ed operano in strutture e con strumentazioni all'avanguardia.
Poi che un ragioniere o un avvocato o un commercialista o un consulente del lavoro o un ingegnere o un architetto o uno psicologo o un geometra abbiano sicuramente un referente politico alla regione o addirittura al governo nazionale mi risulta quanto meno dubbio.
A parte questo, se anche questi "professionisti" riuscissero a racimolare dieci o venti onorevoli, che cosa potrebbero fare questi deputati all'assemblea siciliana contro la politica e i piani sanitari che loro stessi approvano e votano?
L'amministrazione attuale è di destra senza nemmeno centro e quindi i loro riferimenti politici sono tutti di destra.
Possono chiedere alla destra di lottare contro se stessa?

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